Il design impatta il nostro benessere mentale e la nostra mente impatta come progettiamo. Il processo creativo mette in dubbio lo status quo ed esplora il nuovo, portandoci spesso ad avere a che fare oltre i limiti della nostra conoscenza. Ci mette davanti ad altri in una posizione di vulnerabilità: non solo ciò che realizziamo diventa oggetto di revisioni e giudizi, ma anche come progettiamo e chi siamo.
Tutto questo non è giusto o sbagliato: è alla base del design. Ma alimenta voci nella nostra mente che decidono, spesso senza che ce ne accorgiamo, come dovremmo progettare e chi dovremmo essere. Il rischio è infatti seguirle col pilota automatico con impatti sia sul nostro benessere mentale, che sulla qualità della nostra progettazione.
Ci potrebbero rendere ad esempio meno collaborativi con alcuni colleghi, oppure portarci a non voler lasciare andare un’idea che non funziona, o a darci un falso senso di sicurezza quando un progetto ha ancora troppe incognite.
Applicare la mindfulness al design significa osservare la nostra mente durante la progettazione, coltivando così ciò che il libro definisce Design Clarity: la capacità di notare con chiarezza ciò che influenza il nostro processo e le nostre decisioni. Questa consapevolezza ci permette così di progettare come progettiamo.
Mindful Design aiuta così sia chi muove i primi passi nel mondo del design, sia chi vuole navigare i cambiamenti della propria carriera, ad esempio durante cambi di lavoro, collaboratori, ruolo, o tecnologie e strumenti: trasformazioni che rimettono in discussione perché e come progettiamo.
Mindful Design non è un toolkit né un manuale metodologico, ma un invito a curiosare in se stessi. Una raccolta di domande, apparentemente ovvie, da porsi per scoprire che designer vogliamo davvero essere. Mindful Design aiuta a raccogliere il coraggio di tuffarsi dentro sé stessi e riemergere con più sicurezza, intenzionalità e autenticità quando progettiamo con e per altri.